
Durante
il dominio Longobardo la Tuscia Longobardorum comprendeva l'attuale Toscana
e parte dei territori confinanti del Lazio e dell'Umbria. Carlo Magno ne separò
la parte meridionale per donarla alla Chiesa con il nome di Tuscia Romanorum
Attualmente l'antico nome Tuscia identifica la sola Provincia di Viterbo.
Dopo il periodo romano l'Italia divenne terra di conquista, ed in particolare
la Tuscia fu a lungo contesa fra Papi, Imperatori Tedeschi e Re di Francia.
La sua storia è parte integrante di quella dello Stato della Chiesa.
La Rocca di Montefiascone, per la sua posizione dominante e difendibile, fu
costantemente il quartiere generale degli eserciti che, secondo le alterne vicende,
appartenevano alla Chiesa, o agl'invasori.
La Tuscia è un territorio d'origine vulcanica. Con il tufo e sopra il
tufo sono stati costruiti quasi tutti i suoi centri storici. E' un grande patrimonio
culturale, che ha conservato integre le antiche strutture medioevali, in perfetta
armonia con l'ambiente. Siamo nella "Civiltà del Tufo".
IL VULCANO
(da 2 milioni di anni fa)
Due milioni d'anni fa, l'Italia Centrale, che prima di allora era coperta dal
mare, cominciò ad emergere per effetto di sollevamenti tettonici. Nella
nostra regione, circa 600.000 anni fa, i sedimenti marini, ormai completamente
emersi, furono squarciati da oltre cento crateri, dai quali fuoriuscì
con violenza un enorme quantitativo di materiale magmatico, che coprì
vaste zone fra i fiumi Paglia, Tevere e Fiora. L'attività di quest'apparato
vulcanico, detto Vulsino, fu prevalentemente esplosiva, ossia caratterizzata
da poca lava e da una grande emissione di ceneri e lapilli. La fuoriuscita di
materiali vulcanici dai crateri, erose la sottostante camera magmatica la quale,
a causa del peso dei materiali accumulatosi in superficie crollò, formando
una conca, detta caldera. Questa, riempitasi d'acqua piovana, originò
il lago di Bolsena.
Altri laghi d'origine vulcanica, presenti nella Tuscia sono Vico, Mezzano e
Monterosi. Più a sud, in Provincia di Roma, si formarono in modo simile
altri quattro laghi d'origine vulcanica: Mantignano, Bracciano, Nemi e Albano.
Più a nord, in Toscana, l'attività vulcanica si sviluppò
intorno al monte Amiata. Le terme di Saturnia, le rupi tufacee di Pitigliano,
Sovana, ecc. sono alcune testimonianze della sua antica attività.
L'altezza dei crateri vulcanici attorno al lago di Bolsena fu modesta, appunto
per la scarsità di lava che scendeva lungo le loro pendici, mentre le
ceneri, lanciate a grande distanza, raggiunsero uno spessore di alcune diecine
di metri. Le ceneri si consolidarono nel corso di millenni e formarono il tufo,
ossia quella roccia tenera con la quale, fin dai tempi più remoti, sono
stati costruiti tutti gli insediamenti umani in queste aree. Altre rocce vulcaniche,
più consistenti, sono il peperino, il nenfro e il basalto, altre invece
sono porose, come la pomice ed i lapilli.
Sopra lo spesso strato di tufo depositato sull'originario fondale marino, si
elevano e sono ancora ben visibili numerosi crateri, come ad esempio Montefiascone,
Capodimonte e le isole. Notevoli inoltre le colline di lapilli, come quelle
di Valentano e Monte Calvo (estremo cratere ad ovest dell'apparato).
Diminuita l'attività vulcanica, il territorio si coprì di vegetali
e con questi arrivarono gli animali erbivori (fra i quali gli elefanti, come
prova una zanna ora conservata nel museo di Valentano), poi i carnivori ed infine
l'uomo.
L'EROSIONE
DELL'ACQUA PIOVANA
(da 600.000 anni fa)
L'acqua piovana modellò il territorio, costituito da tenero tufo. I fiumi
erosero lentamente, ma profondamente, le loro sedi, dando luogo ad ampie vallate
e profonde gole, chiamate con qualche esagerazione "orridi". Per questo
motivo il nostro territorio è stato definito, "terra di orridi e
di laghi".
I fiumi, come li vediamo oggi, ad esempio l'Olpeta, il Lente ed il Fiora, sono
rigagnoli insignificanti rispetto alla larghezza e profondità delle gole
in cui scorrono, segno evidente che, nel corso delle centinaia di migliaia di
anni precedenti, la portata dei fiumi era molto più importante e tumultuosa.
Non abbiamo riferimenti sufficientemente lontani nel tempo, ma se consideriamo
eventi relativamente recenti, e assimiliamo il lago di Bolsena ad un enorme
pluviometro, costatiamo, da certi segni di erosione, che 13.000 anni fa (epoca
cui taluni fanno risalire il biblico diluvio universale) il livello era più
alto di quello attuale di una quindicina di metri, segno questo che le piogge
erano molto più intense ed i fiumi più irruenti.
I rilievi lavici, assieme alle profonde gole scavate dai fiumi, hanno conferito
al territorio una particolare morfologia che ha determinato fin da tempi antichissimi
l'ubicazione di gran parte degli attuali centri abitati.
Infatti, gli insediamenti erano scelti in vicinanza di terreni fertili, provvisti
di acqua e facilmente difendibili. Per questo ultimo fine, erano preferite le
zone sovrastanti le gole tufacee, a forma di prua di nave, che si trovavano
alla confluenza di due fiumi. Gli esempi sono numerosi: Pitigliano, Sorano.
Farnese, Ischia di Castro, Orvieto, la distrutta Città di Castro, ecc.
Anche i coni vulcanici furono utilizzati a scopo difensivo, come Montefiascone,
Valentano, Capodimonte e tanti altri.
Con il passare dei secoli le esigenze di difesa continuarono invariate, per
cui i centri abitati sono rimasti negli stessi luoghi che furono scelti dalle
antiche popolazioni e, se per qualche ragione, andarono distrutti, furono ricostruiti
dov'erano per ricuperare i materiali delle vecchie costruzioni. Sostanzialmente
i centri abitati sono rimasti integri, conservando la loro antica struttura
medioevale.
Per quanto riguarda gli aspetti naturalistici, molte delle antiche foreste sono
state abbattute per dare spazio all'agricoltura. Restano però alcuni
notevoli esempi di boschi: i monti Cimini, i Monti di Castro, Monte Rufeno,
e la Selva del Lamone, caratteristica quest'ultima per l'enorme quantità
di pietre vulcaniche che ne rende difficile l'accesso.
GLI ETRUSCHI
(dal X al III sec. a.C.)
Gli Etruschi erano un popolo di etnia orientale, forse proveniente dalla Lidia,
che a partire dal X secolo si stabilì nell'Italia centrale, fra il mare
Tirreno ed fiumi Arno e Tevere. Successivamente si stabilirono anche a nord
ed a sud dei suddetti fiumi. Gli Etruschi ebbero il sopravvento sulle meno evolute
popolazioni autoctone, con le quali finirono per integrarsi. Eccellevano nella
lavorazione dei metalli, nelle armi, nelle arti, nella navigazione, nell'ingegneria
idraulica e in quella delle costruzioni. Erano organizzati in gruppi di 12 città,
quelle dell'Italia centrale furono Arezzo, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Prugia,
Populonia, Tarquinia, Veio, Vetulonia, Volsinii, Volterra, Vulci, ciascuna retta
da un Lucumone. Questi si riunivano una volta all'anno in un tempio Fanum Voltumne,
nei pressi del lago di Bolsena.
La più antica delle città da loro fondata fu probabilmente Tarquinia
nel VIII secolo a.C. Raggiunsero il loro massimo sviluppo nel VI secolo, poi
iniziò la loro lenta decadenza e, attorno al III secolo a.C. furono sottomessi
ed assorbiti dai Romani, loro tenaci antagonisti.
Gli Etruschi sono considerati un "mistero" perché non si è
trovato alcun documento originale che consenta di ricostruire con precisione
le loro origini e la loro storia. Le iscrizioni scolpite sulle tombe sono appena
sufficienti per comprendere il loro alfabeto. Le notizie storiche disponibili
sono assai dubbie perché riferite da storici Romani, dopo che erano trascorsi
alcuni secoli dagli accadimenti.
Non sono state ritrovate città etrusche, tutte distrutte e riadattate
dalle popolazioni successive, in compenso sono rimaste innumerevoli necropoli,
scavate nel tufo, le cui tombe riproducono frequentemente gli ambienti in cui
vissero i defunti. Al loro interno erano lasciati oggetti personali, anche preziosi,
per consentire la continuazione della vita dopo la morte, in base alle loro
credenze religiose.
Gran parte di questi oggetti sono andati distrutti o sono stati rubati nel corso
dei millenni, ma un'infinità di altri si trovano custoditi in grandi
e piccoli musei. Il loro esame ha consentito agli archeologi di ricostruire
la storia e il genere di vita degli Etruschi. Molto utili per questo fine sono
i vasi dipinti e gli affreschi delle tombe, le cui illustrazioni offrono più
notizie di un testo scritto. Il benessere degli Etruschi, la loro spiritualità
e superiorità verso le cose terrene traspaiono dall'ironico sorriso che
illumina i loro volti. Nel nostro territorio le necropoli più importanti
si trovano a Norchia, Tarquinia, Tuscania, Cerveteri e Vulci. Molte altre, di
minori dimensioni, ma di grande interesse, si trovano in centri minori, come
ad esempio a Sovana.
Sul promontorio vulcanico ad ovest di Capodimonte sorgeva un'importante città
etrusca, Bisenzo, come attestano le numerose tombe, ormai distrutte, nella sottostante
vallata. Sul monte è ancora visibile un'interessante tomba a colombario
di età etrusco romana. Il più importante museo etrusco è
Villa Giulia a Roma. Altri musei, nella nostra zona, si trovano a Vulci, Viterbo,
Tarquinia, Tuscania, ed anche in piccoli centri come Ischia di Castro, Bolsena,
ecc.
Gli etruschi erano soliti scavare "vie cave" o "tagliate",
ossia delle strade profondamente scavate nel tufo, probabilmente al fine e renderle
adatte al transito dei loro carri, eliminando le eccessive pendenze Di queste
"tagliate" si trovano numerosi esempi nella zone di Pitigliano, Ansedonia,
e Castro.
I ROMANI
(753 a.C. – 476 d.C.)
E' notevole come Roma, originariamente piccola città, come tante altre
nel quadro europeo, sia riuscita a conquistare in poco tempo tutto il mondo
allora conosciuto, benché circondata da popoli potenti: a nord gli Etruschi
ed i Galli, a sud i Greci della Magna Grecia ed i Cartaginesi.
Con l'espansione verso nord dei Romani, le città etrusche caddero una
ad una. Prima Cerveteri poi Tarquinia, nel 309 a.C. Nel 264 a.C. i Romani conquistarono
la città etrusca Velzna, dove attualmente si trova Orvieto. La popolazione
fu trasferita in luogo meno difendibile, poco distante da dove ora si trova
Bolsena.
I Romani s'impossessarono delle immense ricchezze di Velzna. Plinio riferisce
che ne trassero 2000 statue d'oro, argento e bronzo per ornare il Campidoglio
ma, pochi decenni dopo, queste furono fuse per coniare le monete necessarie
per finanziare la seconda guerra contro Cartagine. Le vaste pianure lungo il
Tirreno si coprirono di azzurri fiori di lino: la stoffa doveva servire per
fabbricare le vele per le centinaia di navi che i Romani preparavano in gran
fretta contro Cartagine.
Durante il pieno sviluppo dell'Impero Romano, si diffuse il Cristianesimo. Per
tentare di sfuggire alle crudeli persecuzioni i cristiani si riunivano segretamente
in catacombe: fra queste, una si trova a Bolsena.
Sotto Diocleziano, attorno al 300, fu martirizzata a Bolsena la giovane Cristina,
poi santificata e fatta Patrona della città. E' festeggiata ogni anno
il 24 Luglio con interessanti scene viventi che rievocano i supplizi cui fu
sottoposta.
Nel 313 l'Imperatore Costantino si convertì al cristianesimo, che assunse
come religione di stato. Alla Chiesa affluirono doni, beni, eredità e,
nel giro di pochi anni, la Chiesa divenne anche una potenza economica. Al Vescovo
di Roma fu riconosciuta una posizione prevalente quale legittimo successore
dell'apostolo Pietro, morto martirizzato a Roma.
Nel 395 l'Impero Romano si scisse in Impero Romano di Oriente, di matrice greca,
con capitale Costantinopoli (ex Bisanzio), ed Impero Romano di Occidente, con
capitale Roma. Quest'ultimo cessò di esistere nel 476, quando l'ultimo
imperatore, Romolo Augustolo, fu deposto da Odoacre, capo delle milizie barbare.
Con l'insediamento di Odoacre inizia "l'alto medioevo", ossia quel
periodo storico che va fino all'anno 1200.
La funzione di Roma quale "centro del mondo" anziché subire
un arresto con la caduta dell'Impero d'Occidente, continuò a rafforzarsi
per la presenza del Papa e dell'immenso potere esercitato dalla Chiesa nel mondo.
Nella Tuscia e nelle sue vicinanze, i monumenti di origine Romana, in buon stato
di conservazione, sono pochi: i più interessanti sono gli anfiteatri
di Sutri e di Ferento, tuttora usati per rappresentazioni teatrali e concerti,
le città di Cosa e Vulsinii.
I GOTI
(489-553)
A migliaia di chilometri verso oriente, un'altra evoluta capitale del mondo,
Pechino, aveva chiuso il suo impero con la Grande Muraglia. Fra i confini dell'Impero
Romano, difesi dai "limes" (linee fortificate), e la muraglia cinese,
si trovavano i "barbari" ossia un magma di popolazioni nomadi, Visigoti,
Ostrogoti, Vandali, Longobardi, Ungari, Avari, Unni, Mongoli, Sciti ecc. che
anelando a nuovi spazi ed avventure, riuscivano spesso a straripare nei due
imperi. La loro meta preferita era Roma.
Nel 489-93, i Goti, invasero l'Italia, superando la resistenza di Odoacre, che
fu ucciso. Teodorico, loro re, fondò un regno con Ravenna capitale. Tenne
per se l'amministrazione militare, lasciò ai romani quella civile e tollerò
il Cristianesimo anche se il suo popolo praticava la religione di Ario.
Alla sua morte gli successe Atalarico, minorenne, con la reggenza di sua madre
Amalasunta. Il giovane Atalarico morì poco dopo ed Amalasunta divenne
Regina dei Goti nel 535.
Alla morte di Atalarico, Teodato, cugino di Amalasunta, riteneva di aver maggiori
titoli per ereditare il trono. La controversia si concluse con il loro matrimonio,
ma poco dopo Teodato imprigionò Amalasunta nell'isola Martana nel lago
di Bolsena, dove la fece uccidere. Fu così che Teodato divenne Re dei
Goti.
Prima del matrimonio, Amalasunta, temendo Teodato, aveva chiesto l'aiuto di
Giustiniano, Imperatore d'Oriente, il quale, se pure troppo tardi, inviò
il suo esercito greco, che pose fine al regno dei Goti nel 553.
Sotto Giustiniano, gli Imperi di Occidente e di Oriente tornarono ad essere
unificati ed il mare Mediterraneo tornò ad essere Mare Nostrum. I "barbari",
essendo da sempre sprovvisti di flotta, furono ricacciati verso l'interno.
Ben presto però Arabi e Longobardi mostrarono quanto fragile fosse la
riunificazione dell'Impero.
I LONGOBARDI
(568-773)
I Longobardi, anch'essi di origine germanica, scesero in Italia nel 568 e ne
occuparono il nord, e parte del centro, incluso Viterbo. Per capitale scelsero
Pavia.
I Greci dovettero ripiegare di fronte alla cavalcata vittoriosa dei Longobardi,
ma riuscirono a salvare dall'aggressione la Pentapoli, ossia una striscia di
territorio fortificato, da Ravenna a Roma, che tagliava in due parti l'Italia.
A sud della Pentapoli gli invasori occuparono Spoleto e Benevento. I territori
occupati furono divisi in Ducati, più o meno indipendenti.
Nel 590 divenne pontefice Gregorio I che consolidò solennemente il primato
del Vescovo di Roma quale sommo giudice nelle questioni religiose, dogmatiche
e disciplinari. Fu un'esplicita affermazione di autorità e non più
un riconoscimento onorifico come in passato. Si consolidò così,
a livello europeo, attraverso i vescovi, una grande organizzazione gerarchica
alle dipendenze della Chiesa di Roma..
Molti regni "barbarici" professavano ancora la religione di Ario ed
altre divinità pagane, ma alla loro sistematica conversione operarono
falangi di missionari, centri monastici ed abbazie.
Fra i primi convertiti vi furono i Longobardi. Il loro Re Autari sposò
la cattolica Teodolinda, e fu la Regina stessa, assieme al Pontefice, a favorire
l'opera di conversione.
Ad Autari successe Liutprando, anche lui convertito al Cristianesimo. Nel 728
donò ai "beatissimi apostoli Pietro e Paolo", ossia alla Chiesa,
i borghi di Sutri e Nepi, a sud di Viterbo.
Questa elargizione, aggiunta alle ricchezze accumulate dall'epoca di Costantino,
costituì l'origine del "patrimonio di Pietro" i cui redditi
erano utilizzati per fini strettamente caritatevoli. Se pure senza un chiaro
disegno di fare della Chiesa uno stato, nasce in quel periodo il processo storico
che assicurerà al papato l'indipendenza territoriale.
Costantinopoli, dovendo arginare Arabi e Persiani che premevano sui confini
in oriente, non era più in grado di difendere efficacemente la Pentapoli.
I Longobardi ne approfittarono e conquistarono Ravenna, minacciando la stessa
Roma.
I Papi, desiderando liberarsi, sia dalla debole tutela di Costantinopoli, sia
dalla pressione dei Longobardi, chiesero aiuto ai Franchi che, scesi in Italia,
sconfissero Desiderio, ultimo re dei Longobardi, terminandone il regno nel 773.
Molti longobardi rimasero in Italia, in particolare a Como, dove nacque la scuola
dei maestri "comacini" (scultori, architetti, muratori e scalpellini),
che contribuirono allo sviluppo di una tradizione architettonica, confluita
poi nello stile romanico.
Gli esempi di stile romanico nella Tuscia sono numerosissimi: il ciborio nel
duomo di Sovana, San Flaviano a Montefiascone, le chiese di San Pietro e Santa
Maria a Tuscania, la cripta del duomo di Acquapendente.
In quei tempi nacque e si diffuse il monachesimo, con regole rigide che prescrivevano
preghiera, lavoro intellettuale e lavoro manuale. Accanto al monachesimo si
diffuse nella Tuscia l'eremitismo. Gli eremiti vivevano di elemosina in grotte
solitarie, lontane dai centri abitati. Alcuni eremi si trovano sulle rupi che
fiancheggiano i fiumi Fiora e Olpeta, di particolare interesse è l'eremo
di Poggio Conte, presso ponte San Pietro.
L'ISLAM
( dal 632)
A partire dal 632, anno della morte di Maometto, iniziò a diffondersi
nell'area mediterranea la religione islamica. Gli Arabi conquistarono l'Anatolia,
la Sicilia, il nord Africa, attraversarono lo stretto di Gibilterra, e conquistarono
il sud della Spagna. Cordoba e la sua moschea diventarono il cuore del mondo
arabo. Il Mare Nostrum divenne un lago arabo. Questi nuovi invasori dell'Europa
furono avversari del Cristianesimo e della civiltà romana, senza alcuna
possibilità di mediazione.
Dalla Spagna oltrepassarono i Pirenei con l'intenzione d'invadere il regno dei
Franchi e l'Europa. Regnava sui Franchi l'inetta dinastia dei Merovingi, ma
l'effettivo potere era detenuto dal grande vassallo Carlo Martello, il quale
sconfisse e fermò gli arabi nel 732 a Poitiers.
Nei secoli successivi la Tuscia fu oggetto di ripetute invasioni e saccheggi
da parte dei pirati Saraceni, che si erano insediati nella Sardegna e nella
Corsica. La popolazione, per sfuggire alle ruberie, alla morte ed alla schiavitù,
costruì lungo le coste una rete di torri di segnalazione, i cui resti
sono ancora visibili. Una volta i saraceni sbarcarono ad ae saccheggiarono le
basilica di S. Pietro e Paolo. Nel 964 rasero al suolo Vulci. Gli abitanti lungo
la costa della Tuscia si videro costretti ad abbandonare i loro villaggi per
rifugiarsi su un colle sovrastante, dove fondarono Montalto. Gli abitanti di
Marta e Capodimonte si rifugiarono più volte sulle due isole del lago
di Bolsena.
LO STATO
DELLA CHIESA
(773 - 786)
Come precedentemente riferito, il Papa, per ottenere aiuto contro i Longobardi,
si era rivolto ai Franchi nella persona di Pipino il Breve, figlio di Carlo
Martello. Una delegazione francese venne a Roma per chiedere lumi su chi dovesse
regnare sui Franchi. Papa Zaccaria rispose: "è' meglio che abbia
il nome di Re chi ha l'effettivo potere, piuttosto di chi, avendone il nome,
più non esercita tale potere". Fu la fine della dinastia dei Merovingi
e l'inizio di quella dei Carolingi.
Pipino il Breve divenne il più fido alleato della Chiesa. Liberò
la Pentapoli, dai Longobardi, ed invece di restituirla all'Impero Romano d'Oriente,
la donò alla Chiesa.
Pipino il Breve morì nel 768, gli successe il figlio Carlo Magno che
scese in Italia, sconfisse Desiderio e pose definitivamente fine al regno dei
Longobardi nel 773. Carlo Magno soppresse i ducati longobardi e li sostituì
con contee e marchesati, instaurando il feudalesimo.
Nel 786 Carlo Magno distaccò dalla Tuscia Longobardorum (che allora comprendeva
anche gran parte dell'attuale Toscana) Viterbo, Orvieto, Sovana, Marta, Montefiascone,
Tuscania e Bagnoregio e li cedette al Pontefice. Il territorio ceduto prese
il nome di Tuscia Romanorum. Grazie alle donazioni dei borghi di Sutri e Nepi
(728), della Pentapoli (768) e della Tuscia (786) la Chiesa divenne uno Stato.
Fu uno stato che divise trasversalmente l'Italia in due parti ostacolandone
per molti secoli l'unificazione.
IL SACRO
ROMANO IMPERO DEI CAROLINGI
(800-888)
Il regno dei Franchi, che comprendeva buona parte della Francia e della Germania
attuali, era la più grande potenza militare di quei tempi.
Nel regno dei Franchi, e ben oltre il loro regno, la Chiesa disponeva di un'organizzazione
gerarchica capillare, costituita da diocesi vescovili, parrocchie, monasteri
e abbazie. Ogni parrocchia, dall'Atlantico all'Est Europeo, dall'Irlanda alla
Sicilia aveva almeno una chiesa parrocchiale, affidata ad un curato, che assolveva,
fra l'altro, la funzione di rigida guida spirituale e politica su diecine di
milioni di credenti.
L'alleanza fra monarchia e pontificato diede vita al più grande progetto
imperiale del Medio Evo. Il giorno di Natale dell'800 Papa Leone III incoronò
Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero, equiparandolo in tal modo all'altro
Imperatore Cristiano di Costantinopoli.
Nell'anno 814 Carlo Magno morì, gli succedette il figlio Ludovico, soprannominato
il "buono" sotto il quale I feudatari si presero una maggiore indipendenza:
Carlo Magno li aveva ridotti all'obbedienza, Ludovico non ne fu capace. Tre
anni dopo l'Impero fu spartito fra i figli di Ludovico, moltiplicando spartizioni,
conflitti e rivalità. L'impero entrò allora in grave crisi, finché
la dinastia dei Carolingi si spense nell'anno 888.
L'IMPERO
SOTTO LA DINASTIA DI SASSONIA
(962-1014)
Dopo la fine della dinastia dei Carolingi, l'Impero si frazionò, dando
origine nell'Europa centrale ad uno stato francese ed uno tedesco, spesso in
competizione fra loro per impossessarsi dell'Italia, che continuava ad essere
un'ambita terra di conquista.
Nel 962, Papa Giovanni XII chiamò a Roma il Tedesco Ottone di Sassonia
e lo incoronò Imperatore del Sacro Romano Impero, ormai ridotto alla
sola parte tedesca.
Dei 93 vescovadi e abbazie d'Italia e Germania, Ottone ne fece altrettante contee,
ove i vescovi divennero signori feudali con il titolo di visconti, ossia vescovi
- conti. La dinastia di Sassonia cessò nell'anno 1014.
Nel 1054 avvenne lo scisma di oriente. Il Patriarca di Costantinopoli si separò
dalla Chiesa di Roma, dando origine alla Chiesa Ortodossa o Greca.
L'IMPERO
SOTTO LA DINASTIA FRANCONIA
(Lotta per le investiture, 1073-1122)
Alla dinastia dei Sassoni succedette quella di Franconia. Le lotte fra Chiesa
ed Imperatori in merito alle investiture divennero vivaci.
Papi e sovrani era concordi nell'affermare che il potere regale era una concessione
divina. Mentre i sovrani ritenevano di essere tali per diretta volontà
di Dio, i papi pretendevano che, in quanto rappresentanti di Dio in terra, spettasse
loro la nomina dei sovrani.
Nel sistema feudale l'investitura era la cerimonia con cui il sovrano dava al
vassallo il possesso del feudo consegnandogli la spada, quale simbolo del potere
temporale, ma in periodi successivi i sovrani consegnavano anche il pastorale,
simbolo del potere divino, assumendosi il diritto di nominare i vescovi - conti.
Nel 1073 per acclamazione popolare e volontà dei cardinali, divenne Papa
Ildebrando, nato a Soana, in Toscana (ora Sovana), che assunse il nome di Gregorio
VII. Umile, ma tenace e coraggioso, questo grande Papa si adoperò per
moralizzare la Chiesa e riaffermarne i diritti nei confronti dei sovrani.
Con grande audacia emanò il dictatus papae, in cui si disponeva, fra
l'altro che: - soltanto il pontefice Romano può essere chiamato universale
- il Papa è il solo uomo cui tutti i sovrani baciano i piedi –
al Papa è lecito deporre gli imperatori – nessuno può condannare
una decisione del seggio apostolico – la chiesa romana non ha mai errato
e mai potrà errare – chi non è con la chiesa romana non
può essere considerato cattolico – il Papa può sciogliere
il giuramento di fedeltà prestato a ingiusti – la dignità
sacerdotale è superiore alla dignità regia.
Gli imperatori disponevano quale efficace mezzo di pressione l'invasione dello
Stato della Chiesa, mentre il Papa li fulminava con la scomunica. A questa gli
imperatori rispondevano con l'elezione di antipapi, a loro asserviti.
L'Imperatore Enrico IV di Franconia contestò Gregorio VII affermando
che il potere regale era concesso direttamente da Dio e non poteva dipendere
da un uomo, anche se Papa. Riunì i vescovi tedeschi e fece deporre Gregorio
VII.
A sua volta Gregorio VII lo scomunicò. Molti vescovi tedeschi si pentirono
del proprio operato e finirono per dissociarsi dall'imperatore.
Considerata l'avversa situazione, poco prima del Natale 1076, Enrico IV scese
in Italia, a Canossa, dove, a piedi nudi, in veste di penitente, supplicò
il Papa di perdonarlo. Dopo avergli negato il perdono per tre giorni, il Papa
finì per concederglielo in cambio di un giuramento di fedeltà.
Il problema rimase irrisolto perché seguirono altre contestazioni, deposizioni
e scomuniche.
Enrico IV, conquistò Roma nel 1084, fece eleggere un antipapa mentre
Gregorio, si chiuse in Castel Sant'Angelo. Fu liberato dai Normanni, insediati
nell'Italia meridionale. Morì a Salerno l'anno successivo. Neppure Enrico
IV ne uscì vittorioso, fu deposto dai suoi feudatari e morì in
miseria nel 1106.
Nel 1122, con il concordato di Worms cessò la lotta per le investiture
con un compromesso: Enrico V di Franconia riconobbe alla Chiesa il diritto di
nominare i propri prelati. La dinastia di Franconia cessò nel 1125.
I COMUNI
(sec. XII)
Mentre i papi e gli imperatori si contendevano il diritto di concedere feudi,
le varie popolazioni, fino ad allora trasmesse da un feudatario all'altro come
animali, si resero conto della propria forza ed iniziarono a organizzarsi in
Comuni. Ai feudatari nominati dal Papa o dall'imperatore sostituirono magistrati
eletti dal popolo. Non potendo contenere il desidero di libertà e nel
tentativo di volgerlo a proprio vantaggio, Chiesa ed Impero fecero a gara nel
concedere franchigie ai Comuni per ottenere in cambio l'aiuto delle loro milizie.
I partigiani dell'imperatore ebbero il nome di "ghibellini" e quelli
del Papa "guelfi".
I comuni, con le loro delibere consiliari, ordinanze, ecc. crearono il nuovo
diritto italico, una nuova arte e la lingua italiana: riconoscevano al pontefice
la sola autorità spirituale, senza accettare interferenze civili.
Nella Tuscia i primi comuni furono Viterbo, Orvieto, Tuscania e Castro. I piccoli
centri, per non rimanere isolati, si allearono con i comuni maggiori, promettendo
loro di corrispondere un canone annuo e di far guerra o pace a loro comando.
La formula di alleanza era: semplice "sarai amico dei miei amici e nemico
dei miei nemici". Le varie promesse erano giurate sui Santi Vangeli.
I comuni avevano la passione irresistibile di allargare il proprio confine.
Seguirono guerre e patteggiamenti fra comuni per cui i castelli delle nostre
regioni passarono e ripassarono per oltre un secolo da una parte all'altra.
Castro e Sovana dovette lottare contro Siena per il possesso della Maremma,
Orvieto contro Viterbo per il possesso della valle del Lago di Bolsena, Tuscania
contro Viterbo sempre per il possesso della Val di Lago Viterbo contro Roma
per tradizionale inimicizia.
Molte fasi della lotta fra papato e imperatore ebbero per teatro Viterbo e Orvieto,
le quali, ora favorite dal Papa, ora carezzate dall'Imperatore, dovettero necessariamente
parteggiare per l'uno o l'altro dei contendenti.
L'IMPERO
SOTTO GLI HOHENSTAUFEN
(1125-1218)
Alla dinastia di Franconia succedette quella degli Hohenstaufen. Le contestazioni
contro la Chiesa furono continuate dagli imperatori Federico I detto Barbarossa
e da suo nipote Federico II.
Federico Barbarossa effettuò quattro spedizioni in Italia contro il Papa
ed i comuni guelfi. Nel 1164 concesse a Viterbo, allora ghibellina, il permesso
d'inalberare nel suo stemma l'aquila bicipite che rappresentava l'Impero. I
Viterbesi si asservirono al Barbarossa, se non altro per combattere gli odiati
romani.
Nel 1167 le milizie viterbesi seguirono quelle imperiali ed assalirono Roma,
da dove portarono in segno di vittoria le porte di bronzo che avevano scardinato
dalla Basilica di S. Pietro.
L'Imperatore fu sconfitto in Lombardia da una lega di comuni guelfi. Viterbo
venne a sua volta sconfitta e posta sotto il controllo della Chiesa: dovette
quindi restituire le porte rubate. Federico Barbarossa morì annegato
nel 1189.
Uno dei principali difensori dei diritti della chiesa fu Innocenzo III (1198-1216).
che portò il papato alla massima potenza. Nella Tuscia individuò
nella rocca di Montefiascone il luogo più idoneo per istallarvi il Rettore
del Patrimonio di San Pietro in Tuscia.
Federico II, Re di Napoli e di Sicilia, era di padre tedesco e di madre siciliana.
Fu incoronato imperatore nel 1220, seguì la politica del nonno Barbarossa.
Mediante trattative con i musulmani si fece restituire Gerusalemme, della quale
si fece nominare re.
Entrato in discordia con Papa Gregorio IX, fu scomunicato. Si spinse fino a
Roma, occupò la rocca di Montefiascone. Fu ben accolto dai ghibellini
Viterbesi, ma poi prevalse il partito guelfo, trascinato da un cardinale e da
una giovane donna di nome Rosa (poi divenuta Santa Rosa, patrona di Viterbo).
I guelfi sconfissero Federico e lo scacciarono dalla città.
Fu nuovamente scomunicato da Papa Innocenzo IV, ne seguì una guerra civile
in Germania che si concluse con la sua destituzione, "spogliato da Dio
di tutti i suoi onori e dignità". Nel 1218 l'Impero passò
alla dinastia degli Asburgo.
Federico II rimase Re della Sicilia. La sua corte di Palermo, sotto l'influsso
della cultura araba, fu al centro delle lettere, delle arti e della scienza.
Scrisse in latino un trattato sulla falconeria, fondò l'Università
di Napoli, fece costruire numerosi edifici, fra i quali il famoso Castel del
Monte in Puglia.
Con la morte di Federico II, avvenuta improvvisamente nel 1250, cessò
la dinastia degli Hohenstaufen, ma la contestazione contro la chiesa fu ripresa
da Manfredi, Re di Sicilia, figlio naturale di Federico II.
MANFREDI
(1250-1266)
A causa della ribellione dei comuni, Il papato aveva perso il controllo dello
Stato della Chiesa. Nel 1261 lo stesso Papa Urbano IV, fu costretto a fuggire
da Roma, divenuta libero comune, per rifugiarsi a Viterbo, Orvieto e Perugia.
Nel 1263, a Bolsena, durante la Messa uscì sangue dall'Ostia consacrata,
macchiando il corporale del dubbioso prete Boemo che la celebrava. Papa Urbano
proclamò la festività del Corpus Domini e fece costruire ad Orvieto
la cattedrale per conservare il corporale con il sangue di Cristo.
La politica di Urbano IV fu quella di costituire una propria base territoriale
nella Tuscia, dalla quale recuperare Roma. Fece rinforzare la rocca di Montefiascone
e, con guerre e trattative, recuperò Marta, Valentano e le due isole
sul lago di Bolsena.
La situazione politica era precaria, i ghibellini di tutta Italia facevano pressione
su Manfredi, Re di Sicilia, affinché desse fine allo Stato della Chiesa
e cingesse la corona d'Italia.
Per contrastare Manfredi il Papa si rivolse alla corte di Francia, offrendo
il regno di Manfredi a Carlo D'Angiò, fratello del Re di Francia. Anche
i viterbesi si lasciarono convincere e decisero di prendere le armi in favore
della Chiesa.
Francesi e Viterbesi sconfissero le milizie saracene di Manfredi, ed i suoi
sostenitori ghibellini. Nel frattempo Urbano IV morì, ma i suoi successori
poterono rientrare a Roma da vincitori.
TRASFERIMENTO
DEL PAPA AD AVIGNONE
(1305)
Nel 1268 i cardinali si riunirono nel Palazzo dei Papi a Viterbo per eleggere
un nuovo Papa. Alcuni volevano un Papa francese, altri un italiano. Filippo
III Re di Francia, suo fratello Carlo d'Angiò, ed il Principe Enrico
di Cornovaglia vennero personalmente a Viterbo per sollecitare l'elezione. Il
Principe di Cornovaglia fu assassinato durante la messa nella chiesa di S. Silvestro
(ora del Gesù) per motivi privati. I mesi passavano senza che i cardinali
raggiungessero un accordo. Furono chiusi a chiave (clausi cum clave) dentro
il palazzo con la minaccia che ne sarebbero usciti solo ad elezione compiuta.
Perdurando la situazione di stallo, la popolazione scoperchiò il tetto
e razionò loro il cibo. Finalmente, dopo quasi tre anni dall'inizio del
conclave, fu eletto l'italiano Gregorio X. Seguirono altri papi che ebbero vita
breve.
Nel 1305 il re di Francia, con mille intrighi, fece nominare a Viterbo un Papa
francese, Non venne in Italia, neppure in occasione del conclave, si stabilì
ad Avignone dove fece trasferire tutta la corte pontificia.
LA PESTE
ED ALTRI EVENTI CALAMITOSI
(1310 - 1348)
L'autorità della Chiesa nel Patrimonio era rappresentata dai Rettori.
Mancando il Papa, i ghibellini, fra i quali Dante Alighieri, si animarono di
nuove speranze. .
Accolsero con entusiasmo l'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo, che nel 1310
scese il Italia con un forte esercito, ma poco a sud di Siena si ammalò
e morì. I suoi soldati sospettarono che fosse stato avvelenato da un
frate, per cui fecero una strage di frati. Con la morte di Enrico VII, tramontò
definitivamente il sogno ghibellino di costituire un'Italia unita e laica.
Nel 1326 scese a Roma Ludovico il Bavaro, che voleva essere nominato imperatore
in San Pietro. Essendo il Papa ad Avignone, elesse quale antipapa un personaggio
che 25 anni prima insultò pesantemente Papa Bonifacio VIII ad Anagni,
dietro istigazione del Re di Francia, Filippo il Bello. Il Bavaro fece grandi
distruzioni nella Tuscia, ma lungo la via del ritorno in Germania subì
pesanti sconfitte a Firenze e Milano.
Nel 1348 scoppiò un'epidemia di peste, che si manifestò con bubboni
neri fra le ascelle e l'inguine. Con decorso fulmineo spacciava le persone in
tre giorni. Ad Orvieto Viterbo e Firenze morirono tre quarti degli abitanti.
I nobili tentarono di salvarsi, rifugiandosi in località montane isolate.
Fu durante questa epidemia che Boccaccio, rifugiato a Fiesole, scrisse il Decamerone.
Orvieto e Viterbo rimasero così spopolate che dovettero richiamare i
superstiti dalle località circostanti che, rimaste abbandonate, caddero
in rovina.
IL CARDINALE
EGIDIO ALVAREZ ALBORNOZ
(1352 - 1367)
Approfittando dell'assenza del Papa, che si era stabilito ad Avignone, Viterbo,
con a Prefetto il ghibellino Di Vico, allargò i possedimenti comunali
a danno della Chiesa, portando al culmine le sue conquiste con l'occupazione
di Orvieto.
Nel 1352, fu eletto Papa Innocenzo VI, uomo energico, di tempra austera, che
decise di domare i ribelli e riportare a Roma la sede pontificia.
Inviò a Montefiascone il Cardinale Egidio Alvarez Albornoz, uno spagnolo
più soldato che prete, che aveva combattuto a fianco del re di Castiglia.
Si alleò con alcune famiglie locali, fedeli alla Chiesa, i Farnese e
gli Orsini e, per un breve periodo ebbe a disposizione da parte dei Romani 10.000
uomini "per il grand'animo che avevano di far danno a Viterbo".
Il Prefetto di Vico dovette arrendersi. Prostrato alle ginocchia del Cardinale
fece rinunzia alle terre conquistate e pubblicamente confessò la sua
fellonia, giurando di mantenersi fedele alla Chiesa. L'Albornoz, dopo averlo
umiliato lasciandolo lungamente genuflesso, lo ammonì severamente, quindi
pronunciò la sentenza di assoluzione.
L'Albornoz poté allora sfruttare in pieno la sua vittoria: abolì
le milizie cittadine, soppresse le costituzioni repubblicane dei comuni, ai
magistrati eletti dal popolo sostituì ufficiali ecclesiastici. A Orvieto
e Viterbo, quale potente affermazione della sovranità della Chiesa, fece
costruire robustissime rocche. Nel 1367 Papa Urbano V fece il suo ingresso solenne
a Roma. Non amò l'ambiente romano: abitò a lungo nella rocca di
Montefiascone e tornò ad Avignone dove era rimasta parte dell'amministrazione
pontificia..
Il suo successore, il francese Gregorio XI, convinto dalla grande mistica Santa
Caterina da Siena, decise il completo trasferimento della Corte Pontificia a
Roma.
LO SCISMA
(1378-1417)
Dopo la sua morte, il collegio cardinalizio, riunitosi nel 1377 a Roma, composto
in massima parte da francesi, nominò Papa l'italiano Urbano VI.
L'anno dopo i cardinali ritrattarono l'elezione di Urbano VI ed elessero l'antipapa
Clemente VII. Esplose così il grande scisma d'occidente, e per 40 anni
non si seppe più quale fosse il Papa legittimo.
Urbano VI aveva dalla sua parte molte città dello Stato della Chiesa
e la repubblica di Siena.
Clemente VII, stabilitosi ad Anagni, poco a sud di Roma, aveva al suo servizio
un esercito di mercenari brettoni ed i viterbesi, capitanati dal figlio del
defunto prefetto Di Vico. L'antipapa francese si rifugiò per sicurezza
presso la regina Giovanna di Napoli, per cui lo Stato della Chiesa le mosse
guerra.
Approfittando dell'assenza dell'esercito papalino, impegnato contro Napoli,
Di Vico riconquistò nuovamente tutto lo Stato della Chiesa.
Dopo alterne e complicate vicende il Papa romano, fece pace con la regina Giovanna
e, con l'aiuto degli Orsini, ricuperò lo Stato della Chiesa. per cui
l'antipapa francese con la sua corte si trasferì da Napoli ad Avignone.
Finalmente il Concilio di Costanza, nel 1417, risolse lo scisma ed elesse Papa
Martino V. Il suo insediamento a Roma non era però momentaneamente possibile
perché durante lo scisma la Chiesa aveva perduto ogni autorità
nel suo Stato.
Con lo spegnersi delle libertà comunali, l'arte della milizia era divenuta
un mestiere, e gente di ogni fede accorreva sotto le bandiere di questo o quel
capitano, da cui poteva trarre il maggior profitto. Nella Tuscia i più
famosi capitani di ventura furono Braccio da Montone ed il Tartaglia, Signore
di Tuscania. Questi mercenari avevano stretto fra loro alleanza e davano segno
di impossessarsi dell'intero patrimonio.
Martino V, mediante onerose trattative, riuscì a liberarsene e ricuperare
il Patrimonio. La regina Giovanna, per troncare i dissensi, accettò di
adottare come figlio Luigi d'Angiò, destinandolo erede del trono del
regno di Napoli. Braccio di Montone se ne andò in Umbria, il Tartaglia
finì decapitato.
Martino V entrò solennemente a Roma nel 1420.
LA GUERRA
CON IL DUCATO DI MILANO
(1433 - 1443)
Dopo Martino V fu eletto pontefice Eugenio IV di nobile famiglia veneziana.
Altre sciagure funestarono lo Stato della Chiesa: Nel 1433 il Visconti, duca
di Milano, dichiarò guerra al Papa ed inviò un esercito al comando
del capitano Francesco Sforza.
Eugenio IV, non avendo modo di contrastare lo Sforza, lo assunse in qualità
di generale dell'esercito pontificio. A causa di questo voltafaccia, il Visconti
si irritò ulteriormente e fece sobillare i romani che costrinsero il
Papa a trasferirsi a Firenze. Fra i vari personaggi che si allearono al Visconti
apparve anche un altro di Vico.
Il Papa affidò l'incarico di recuperare il Patrimonio al vescovo Vitelleschi
che riconquistò Roma, depose lo Sforza e catturò il di Vico.
Nel 1443, essendo cessato ogni rumore di guerra, il Papa lasciò Firenze
per tornare alla tanto sospirata Roma. A testimonianza di quel periodo è
rimasto ad Onano il palazzo Sforza.
I PAPI DEL
RINASCIMENTO
(sec. XV – XVI)
Nel 1453 un'inaspettata notizia sconvolse l'Europa: Maometto II era entrato
in Costantinopoli, dando così fine all'Impero Romano d'Oriente. Il pericolo
d'invasione in Europa divenne concreto.
Molti artisti, filosofi, e letterati fuggiti da Costantinopoli, si rifugiarono
in Italia, particolarmente a Firenze, dove furono ben accolti dalla corte dei
Medici. La loro cultura di matrice greca incise successivamente sullo sviluppo
dell'Umanesimo e del Rinascimento.
In quel periodo vissero grandissimi artisti ed architetti: Brunelleschi, Michelangelo,
Palladio, Bramante, Donatello, Cellini, Masaccio, Pier della Francesca, Botticelli,
Mantegna, Leonardo, Tiziano, il politico Machiavelli e tanti altri, che illuminarono
la cultura italiana.
Il grande merito dei papi del Rinascimento fu quello di essere generosi mecenati
delle lettere e delle arti, in gara con le corti di Firenze, Milano, Ferrara,
Napoli e Urbino, ma il loro operato fu la causa della riforma e del protestantesimo.
Nel 1492 il conclave elesse Papa Rodrigo Borgia che assunse il nome di Alessandro
VI.
La benevolenza del Papa nei confronti di Giulia Farnese, facilitò l'elevazione
alla dignità cardinalizia di suo fratello Alessandro, che allora aveva
26 anni.
A turbare Papa Borgia e la sua corte fu Carlo VIII di Francia che, contro il
volere del Papa, pretendeva il trono di Napoli. Scese in Italia con un potente
esercito e conquistò vari castelli, incluso Viterbo.
L'esercito napoletano che doveva difendere Roma si arrese. Si costituì
allora un esercito confederato al quale parteciparono Milano, Venezia, Spagna
e Germania.
Carlo VIII per paura che gli tagliassero il ritorno si affrettò a rientrare
in Francia. Lungo il percorso, Tuscania, che rifiutò di ospitarlo, fu
distrutta con ferocia. Carlo VIII, sconfitto dai confederati, concluse miseramente
la sua ambiziosa spedizione con la distruzione del suo esercito ed il dissesto
delle finanze.
LA RIFORMA
(dal 1510)
Nell'Europa centrale si moltiplicarono i problemi della Chiesa, a causa delle
lotte di religione fomentate da Lutero, Calvino e Zwingli, che furono gli artefici
della Riforma e che gettarono le basi del protestantesimo. Sanguinose guerre
di religione divamparono in Francia e nell'Impero.
Tutto questo avveniva nel corso di un grande cambiamento della dimensione politica
di alcuni stati, che da europea divenne mondiale. Dopo la scoperta dell'America
di Cristoforo Colombo e le coraggiose imprese marinare di Magellano, Vasco de
Gama, Vasco Nunez, portoghesi, spagnoli, inglesi e olandesi si lanciarono con
le loro navi, ormai ben dotate di armi da fuoco, alla conquista dell'America,
dell'Africa e dell'Asia. La Spagna trasse dalle colonie immense ricchezze, esercitando,
grazie a queste, un enorme potere ponendosi fra l'altro alla testa della lotta
contro i "mori". Nel 1571 la flotta cristiana distrusse a Lepanto
quella maomettana, interrompendo il dominio arabo nel Mediterraneo.
Francia e Germania, in mancanza di una flotta oceanica, continuarono le loro
interminabili contese per impossessarsi dell'Italia. Nel 1527 l'Imperatore Carlo
V di Germania occupò Roma e fece prigioniero il Papa, ma dovette rilasciarlo
per la pressione degli stati cattolici.
PAOLO III
FARNESE
(1534 – 1549)
Nel 1534, dopo la morte di Clemente VII, fu eletto Papa, all'età di 67
anni, il cardinale Alessandro Farnese, che assunse il nome di Paolo III.
Anche lui fu un grande mecenate del Rinascimento. Abbellì Roma. completò
la basilica di San Pietro, costruì la cappella Paolina, palazzo Farnese
e il Campidoglio. Nella Tuscia, assieme a suo nipote cardinale Alessandro, fece
costruire e restaurare palazzi a Gradoli, Capranica, Capodimonte ed altri minori.
Paolo III, al fine di arginare il moto della riforma ed e riconquistare i paesi
passati al protestantesimo, si rese promotore della controriforma cattolica,
convocando nel 1545 il Concilio di Trento, nel corso del quale furono prese
importanti decisioni in campo morale, disciplinare, culturale e politico. Approvò
la creazione dell'Ordine dei Gesuiti, fondato da Ignazio di Loyola, che divenne
poi lo strumento più efficace della Chiesa.
Paolo III fu un grande Papa, risoluto ed apprezzato, ma fu anche affetto da
nepotismo. Durante la sua carriera cardinalizia ebbe quattro figli, due dei
quali morirono giovani: rimasero Pier Luigi e Costanza. che fece riconoscere
come legittimi e si adoperò per assicurare loro un avvenire di grandezza.
Costanza andò sposa con un Orsini di Pitigliano.
Paolo III, per dare un ducato al figlio, creò appositamente il ducato
di Castro, costituito da oltre trenta paesi ubicati nella striscia di territorio
fra il lago di Bolsena ed il mar Tirreno, lungo l'attuale confine con le Toscana.
Molti di questi paesi portano ancora il nome di quel ducato (Montalto di Castro,
Ischia di Castro, Grotte di Castro, ecc.). Furono esclusi Latera e Farnese,
che vennero assegnati a un altro parente, Galeazzo Farnese, anche lui elevato
per l'occasione alla dignità di Duca. Montefiascone rifiutò di
aderire al ducato perché volle rimanere alle dirette dipendenze del Papa.
Castro fu scelta per capitale. Per trasformare l'antico borgo medioevale in
una capitale che sottolineasse la grandezza e la potenza dei Farnese, affidò
il progetto ad Antonio da Sangallo il Giovane.
I frenetici lavori cessarono quando, nel 1545, Paolo III riuscì a nominare
Pier Luigi duca di Parma e Piacenza. Castro divenne allora una dipendenza di
quel più prestigioso ducato.
Le azioni immorali ed i lussi sfrenati di Pier Luigi venivano perdonati dal
Papa come "leggerezze giovanili", giustificazione che non convinse
i nobili di Parma che lo fecero assassinare a coltellate nel 1547.
Pier Luigi lasciò quattro figli ben diversi da lui: Ottavio, che Paolo
III nominò subito successore del ducato di Parma e Piacenza, Alessandro,
che divenne un insigne cardinale, Orazio, che fu nominato duca di Castro ed
il giovane Ranuccio fu eletto cardinale e vescovo di Napoli. Paolo III cessò
di vivere nel 1549.
IL DUCATO
DI PARMA E PIACENZA
(1545 – 1731)
Orazio ebbe breve vita per cui il ducato di Castro tornò alla dipendenza
del Ducato di Parma e Piacenza. Nel corso di un secolo, alla guida dei due ducati
si succedettero di padre in figlio: Orazio, Alessandro, Ranuccio I, Odoardo,
Ranuccio II e Francesco.
I Farnese, per mantenere la loro immagine di ricchezza e di potenza, si erano
fortemente indebitati con la Camera Apostolica, garantendo il debito con il
ducato di Castro. La Chiesa era ben felice di concedere prestiti nella speranza
che non venissero onorati e potersi quindi rivalere annettendosi il Ducato.
Ed infatti le scadenze non vennero onorate.
Nel 1641 Papa Urbano VIII Barberini, al rifiuto di Odoardo di consegnare Castro,
reclutò 10.000 uomini che mossero alla conquista dei possedimenti castrensi.
Dopo aver occupato il ducato, le truppe papaline, rinforzate con altri 10.000
uomini, procedettero verso Parma.
In aiuto dei Farnese intervennero Venezia, Modena e la Toscana che misero insieme
un cospicuo esercito. Con un colpo di fortuna, Odoardo al comando di soli 3000
cavalieri disperse, se pure temporaneamente, i 20.000 papalini.
La guerra assunse in seguito ben più vaste proporzioni, dissanguando
l'erario di tutti i contendenti. Nel 1644 intervenne quale mediatore il re di
Francia che obbligò la Chiesa a restituire Castro ai Farnese. Nello stesso
anno Urbano VIII morì, succeduto da Innocenzo X Panphili.
Nel 1646 anche Odoardo passò al mondo dei più, lasciando al figlio
sedicenne, Ranuccio II, un'eredità fatta più di debiti che di
beni patrimoniali.
LA DISTRUZIONE
DI CASTRO
(1649)
Sembrò che il giovane duca fosse disposto a cedere Castro per chiudere
i conti con la Camera Apostolica, ma avvenne un dissidio sulla nomina del Vescovo
di Castro. Quello proposto dalla Chiesa venne ucciso in un agguato nel 1649,
mentre era in viaggio per prendere possesso della sede vescovile.
Innocenzo X inviò allora un esercito per conquistare Castro ed un altro
verso Parma. per fermare gli aiuti inviati da Ranuccio II, che furono sconfitti
nei pressi di Bologna.
Francia, Spagna e principi italiani si guardarono bene dall'intervenire in aiuto
dei Farnese, come avevano fatto pochi anni prima, per cui la città di
Castro, perduta ogni speranza di ricevere aiuto e stremata dall'assedio si arrese
all'esercito di Papa Panphili nel 1649.
Più di mille uomini aggredirono strade ed abitazioni con picconi, pale
e carriole per ridurle in macerie di piccole dimensioni, in modo che fosse impossibile
ogni loro riutilizzo. Sulle macerie fu eretto un marmo con la scritta "Qui
fu Castro".
Gli ultimi Farnese morirono giovani perché affetti da obesità
mostruosa. Si estinsero nel 1731 ed il ducato di Parma passò a Don Carlo
di Borbone (nipote dell'ultima Farnese), che poi divenne Re di Spagna e delle
Due Sicilie. Molte opere d'arte che appartennero ai Farnese si trovano ora nella
reggia di Napoli.
EVENTI SUCCESSIVI
Napoleone pose fine potere temporale dei papi nel 1809 e unificò l'Italia.
Questi furono ripristinati nel 1815 dal Congresso di Vienna. Nel 1870 l'esercito
di Vittorio Emanuele II Savoia entrò in Roma e pose fine al potere temporale
dei papi.